Intervista ad Antonio Cincotta: il “Guardiola” delle Milan Ladies

Esclusiva MN24: Antonio Cincotta, il macina record che ha centrato la promozione in serie B con il “Woman Tiki Taka”
23 aprile 2015
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Intervistato in esclusiva da Milannews24.com, Antonio Cincotta tecnico delle Milan Ladies, splendida rivelazione del campionato di calcio femminile lombardo attualmente in testa alla classifica, ci racconta della straordinaria esperienza vissuta con le rossonere e del valore agonistico e tecnico dell’intero movimento.

Donne e calcio, un binomio non proprio scontato, da sempre considerato incongruo dalla cultura di massa. Un problema che oggi sembra essersi appianato se non completamente cancellato. La massiccia presenza di donne negli stadi, l’evoluzione sia tecnica che “mediatica” del calcio femminile, l’inserimento delle quote rosa anche nelle più prestigiose poltrone dei signori del calcio evidenziano un cambio radicale di vedute rispetto al passato. E’ effettivamente così, in egual misura, sia in Italia che all’estero? Cosa potrebbe aiutare il calcio femminile ad assumere maggiore rilevanza a livello nazionale?  “Il calcio non ha genere. Come tutti gli sport è assolutamente normale e giusto che un ragazzo o una ragazza possano seguire la loro passione sia che questa  nasca  su una pista di pattinaggio, dentro una piscina o su un manto erbato di un campo da calcio. L’argomento delle quote rosa nelle  aziende è delicato ed offre diversi spunti di riflessione. A livello sociologico il fatto che si debba garantire alle donne la possibilità di lavorare attraverso una legge è indicativo dello squilibrio occupazionale del nostro paese. Al contempo la stessa legge che garantisce questi posti lascia intendere che queste assunzioni debbano avvenire perché dovute, e non sempre per oggettivi meriti, riaprendo questo “problema sessista italiano” e spostandolo da una situazione di “numeri” ad un analisi dei meriti. Conosco donne brillanti e mi auguro che possano avere quanto meritino con o senza legge, poiché le qualità e le competenze vanno esaltate e non categorizzate in base al genere”.

 
In questi anni si sono susseguite diverse proposte atte a rilanciare il calcio femminile da parte della Figc, alcune valide altre decisamente meno, se al posto di Tavecchio ci fosse Cincotta quali sarebbero i primi provvedimenti che adotterebbe?  
 “Il primo intervento strutturale penso debba essere promosso creando a fondi direttamente destinati alle squadre femminili, monitorando che questi fondi vengano interamente e completamente destinati ad alzare la qualità delle infrastrutture per dare spazi idonei di allenamento,  a finanziare la crescita delle atlete permettendo un miglioramento generale del lavoro degli addetti, e del tempo che le atlete dovrebbero poter dedicare all’allenamento…è difficile allenarsi bene dopo magari 8 ore in fabbrica”.

Lei è stato definito il Guardiola del calcio femminile proprio per la sua propensione ad un calcio fatto di palle basse e passaggi repentini (un “Woman Tiki Taka” appunto) una metodologia di gioco più unica che rara anche nel calcio maschile perché richiede delle doti tattiche e tecniche non indifferenti. Le sue ragazze ci sono riuscite riuscendo ad inanellare una serie di risultati positivi da record, qual’è il segreto?
“Noi viviamo l’allenamento con scrupolosa e meticolosa preparazione dei particolari. Il segreto del Milan Ladies è stato quello di non essere “presuntuosamente   integralista” dal punto di vista dello stile di gioco. Abbiamo saputo alternare il fraseggio stretto ripetuto e costante, che ci contraddistingue, frutto di infinite ore di lavoro sui tempi di gioco, a gare disputate giocando in ripartenza e verticalizzazioni anticipate, ovvero variando le nostre proposte fornendo maggiore imprevedibilità. Di fatto, checché se ne dica, l’unico motivo che mi spinge a insegnare e proporre un calcio di matrice “spagnola”, quale il tiki taka è il seguente: questo calcio richiede capacita tecniche speciali, e inseguendo un livello tecnico che ci permetta di sviluppare tale calcio, motivo è sprono le atlete a perfezionare con abnegazione il loro ball mastery. Questo rendera’ tecnicamente trasformata ogni singola calciatrice al termine del periodo con me. Il secondo punto e che obbligando le atlete a gestire i flussi gioco le induco a mantenere uno stile attento vigoroso in ogni sua area (aperto chiuso interno e esterno) per tutta la gara, permettendo così ad ogni atleta di esprimere costantemente il meglio del proprio potenziale (altrimenti perdi il possesso palla mentre sei aperto per costruire e comprometti l’equilibrio della partita)e lavorando quindi sui cali di concentrazione, problema subdolo e pericoloso durante la performance. Giocare palla lunga non permette alle atlete di crescere mentre io mi impongo di far incrementare concretamente le competenze tecniche e strategiche di ogni calciatrice che alleno”.

Se domani le offrissero il posto di Inzaghi sulla panchina del Milan cosa farebbe? Quali giocatrici (per tipologia) della sua attuale squadra si porterebbe dietro?  
“Pippo Inzaghi è giovane, serio, carismatico e studioso nonché un idolo, non accetterei mai tale incarico poiché non sarei pronto per certi palcoscenici. Pippo ha tutta la mia stima, spero gli diano il tempo di acquisire esperienza”.    

Lei ha vissuto una fruttuosa esperienza nel calcio femminile americano (un punto di riferimento per l’intero movimento) cos’ha imparato da questa esperienza e cosa di quel mondo trasferirebbe in Italia?
“In America sanno fare grandi cose con semplicità. La più grande dimostrazione di efficienza che andrebbe ripresa risiede, a parer mio, dal perfetto rapporto che creano tra studi e sport.  A dimostrazione che lo sport è palestra di vita nonché parte integrante della vita negli States finanziano gli studi a chi pratica sport con costanza merito e impegno…..qui nel bel paese accade spesso il contrario, o studi o fai sport. Alienante e controproducente”.

Fonte: www.milannews24.com

 

 

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